È rischioso sottoporsi ad esami radiologici e di risonanza magnetica durante la gravidanza?
Ne parliamo con il Dott. Lorenzo Bianchi, Coordinatore Regionale dell’Associazione Italiana Fisica Medica della Lombardia e Responsabile Struttura complessa di Fisica Sanitaria A.O. Ospedale di Circolo, Busto Arsizio (MI).
Radiografie e Tac in gravidanza
Rischiose se si fanno almeno 3-4 tac oppure 10-20 radiografie nella zona della pancia
Il comitato internazionale di radioprotezione, che è l’organismo a livello mondiale deputato a stabilire la soglia di sicurezza in materia di radiazioni, afferma che la soglia di pericolosità durante la gravidanza si raggiunge oltre i 100 milligray (sigla mGy, che è l’unità di misura che indica la dose di radiazione assorbita), vale a dire una dose che richiede almeno 3-4 tac o 10-20 radiografie a livello addominale o lombare, che quindi investono direttamente il feto.
Se invece la dose di radiazioni alla quale una donna incinta viene esposta è inferiore ai 100 mGy, la probabilità di aborto o di malformazioni resta pari al 3%, che è la percentuale comune a tutta la popolazione di donne gravide.
Maggior cautela nel primo trimestre di gravidanza
Il periodo più delicato, in cui le radiazioni possono essere pericolose anche a dosaggi inferiori, sono le prime settimane di gestazione, quando si ha l’impianto dell’embrione e la formazione degli organi e quando può capitare che la donna faccia certi esami ‘a cuor leggero’ perché non sa ancora di essere incinta.
“In questa fase vale la cosiddetta regola del tutto o niente” sottolinea Lorenzo Bianchi: “l’effetto delle radiazioni cioè può manifestarsi, causando direttamente un aborto spontaneo, o non manifestarsi, ed in tal caso la gravidanza prosegue senza problemi. Man mano che si va avanti con i mesi, invece, il rischio di problemi al feto diminuisce sempre più.
Nessun pericolo se la radiografia interessa una zona lontana dalla pancia
Se la radiografia o la tac si fa in zone lontane dalla pancia, come una gamba, un braccio o una panoramica ai denti, la dose di radiazioni che raggiunge il feto è davvero trascurabile, quindi non c’è alcun pericolo.
Stesso discorso per la mammografia, in cui le radiazioni arrivano solo al seno.
In ogni caso, con l’attuale radiologia digitale si riesce a regolare l’apparecchiatura ed ottenere immagini radiologiche perfettamente adeguate alla diagnosi richiesta, con dosi di radiazioni decisamente inferiori rispetto alla tradizionale lastra. In più, anche se si irradiano zone vicine come il torace, si può chiudere il campo delle radiazioni in modo da non raggiungere l’addome e quindi il feto.
Radiografie e tac però vanno prescritte in gravidanza solo se indispensabili
Il rischio è basso ma non significa che radiografie e tac si possano fare alla leggera durante la gravidanza. L’articolo 10 del decreto 187 del 2000 parla chiaro: prima di richiedere un esame radiologico a una donna in età fertile, si verifica se la donna potrebbe essere gravida; se sì, si valuta se è veramente necessario fare l’esame o si può rimandare a dopo la gravidanza, se sono possibili esami alternativi, come l’ecografia, se di recente è stata già effettuata un’indagine radiografica che può fornire l’informazione che si sta cercando. Insomma, anche se il rischio è trascurabile, non si corre neanche questo, se non c’è reale necessità” sottolinea il fisico medico. Nel caso, infine, in cui non si possa rimandare l’esame, il medico radiologo informa la paziente dei rischi associati e fa in modo che l’esposizione sia ridotta al minimo indispensabile.
Risonanza magnetica in gravidanza
Ok dopo aver informato il radiologo della gravidanza
La risonanza magnetica non emana radiazioni ionizzanti, come i raggi X, ma utilizza campi magnetici (misurati in Tesla) che consentono di ottenere immagini con determinate sequenze.
“La letteratura scientifica dice che non esiste prova di teratogenicità, ossia di danni al feto, se si lavora con magneti sotto i 2 Tesla (e la stragrande maggioranza delle apparecchiature è al di sotto di tale soglia), utilizzando sequenze standard, anche se il feto si trova nella zona indagata” dice Lorenzo Bianchi.
In ogni caso il radiologo deve essere sempre informato dello stato di gravidanza della donna.
Meglio evitarla però nel primo trimestre di gravidanza
Anche se non vi sono evidenze scientifiche di danni al bambino, in via cautelativa la legge sconsiglia la risonanza nel primo trimestre, perché i campi magnetici potrebbero riscaldare i tessuti e fare aumentare la temperatura del feto oltre la soglia di sicurezza.
Nessun problema durante l’allattamento
Sia gli esami radiologici che la risonanza magnetica possono essere eseguiti senza problemi durante l’allattamento, dal momento che il latte materno non viene modificato dalle radiazioni ricevute.
Da evitare invece indagini di medicina nucleare (ad es. scintigrafie), dato che il radiofarmaco somministrato può contaminare il latte materno.
15 Luglio 2014
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L’esame consiste in un’unica scansione (rotazione dell’apparecchiatura). Ha una durata in media di 30-40 secondi ed un dosaggio variabile che diminuisce di molto l’esposizione alle radiazioni.
Infatti rispetto all’esame T.A.C. convenzionale di entrambi i mascellari del paziente, che ha una dose di radiazioni elevata (in media di 0.31 mSv), la T.C. Cone Beam ha un dosaggio molto ridotto (in media di 0.05 mSv). Quindi la T.C. Cone Beam ha in media un’esposizione ai raggi X inferiore di 6 volte rispetto alla T.A.C. convenzionale.
Oltre a ciò, tramite l’esame Cone Beam si possono visualizzare le strutture nervose (nervo alveolare inferiore), le vie aeree ed i seni paranasali.
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